Gioco simbolico nell’autismo - attività e strategie utili

Bambino con autismo che gioca con blocchi colorati, un esempio di gioco simbolico.

Scritto da

Felicia Silvestri

Pubblicato il

18 ott 2026

Indice

Quando un bambino autistico usa una tazza per far bere una bambola, mette a letto un peluche o trasforma una scatola in un’automobile, non sta semplicemente giocando: sta costruendo significati, relazioni e possibilità di comunicazione. Il gioco simbolico nell’autismo può svilupparsi con tempi e modalità diverse, ma offre occasioni preziose per sostenere linguaggio, flessibilità e partecipazione condivisa. Qui raccolgo indicazioni pratiche, attività semplici e attenzioni utili per genitori, educatori e professionisti.

Il gioco di finzione può diventare un ponte verso la comunicazione

  • Non è assente in tutti i bambini autistici: può comparire più tardi, essere meno spontaneo o assumere forme personali.
  • Si costruisce per piccoli passi, partendo dagli interessi del bambino e da azioni familiari.
  • Una sola variazione alla volta aiuta a introdurre flessibilità senza rendere l’attività frustrante.
  • Il coinvolgimento dell’adulto conta più del giocattolo: imitare, aspettare e condividere l’attenzione sono spesso decisivi.
  • Non bisogna forzare la finzione: il gioco deve restare piacevole, comprensibile e rispettoso dei tempi individuali.

Che cos’è il gioco simbolico e come può presentarsi nell’autismo

Il gioco simbolico nasce quando un oggetto o un’azione vengono usati per rappresentare qualcosa. Una banana diventa un telefono, una bambola “mangia”, un trenino va a dormire in una stazione immaginaria. Il bambino non si limita più a manipolare il materiale, ma lo inserisce in una piccola scena del tipo “facciamo finta che”.

Nei bambini autistici questa competenza può avere uno sviluppo molto variabile. Alcuni iniziano spontaneamente a rappresentare situazioni quotidiane; altri preferiscono esplorare le proprietà degli oggetti, ripetere sequenze conosciute o osservare il movimento di ruote e parti mobili. Questo non significa automaticamente che manchino immaginazione o interesse per il gioco. Spesso indica semplicemente che la rappresentazione condivisa deve essere sostenuta in modo più concreto.

È utile distinguere tra gioco funzionale e gioco simbolico. Far rotolare una macchinina, impilare cubi o premere un pulsante per ottenere un suono sono attività funzionali. Far arrivare la macchinina a casa, farla “salutare” a un altro veicolo e inventare un piccolo incidente introduce invece una dimensione narrativa e simbolica.

Non considero questa distinzione una graduatoria di valore. Anche il gioco ripetitivo può avere una funzione importante di autoregolazione, esplorazione sensoriale e piacere. L’obiettivo non è cancellarlo, ma trovare un punto di contatto per aggiungere gradualmente scambi, significati e possibilità di scelta.

Perché questa esperienza sostiene lo sviluppo

Nel gioco di finzione il bambino può provare una sequenza senza doverla affrontare subito nella vita reale. Preparare il cibo a una bambola, visitare un ambulatorio con un pupazzo o mettere in valigia alcuni oggetti permette di anticipare situazioni, comprenderne i passaggi e ridurre l’incertezza. Per molti bambini questo rende le esperienze quotidiane più leggibili.

La scena simbolica offre anche un contesto naturale per il linguaggio. L’adulto può modellare parole come “ancora”, “caldo”, “via”, “aiuto”, “tocca a te” o “finito” senza trasformare il gioco in una lezione. Le parole acquistano significato perché sono legate a un’azione concreta, a un oggetto visibile e a una conseguenza immediata.

Un altro elemento centrale è l’attenzione condivisa, cioè la capacità di orientarsi verso la stessa attività e accorgersi di ciò che interessa all’altra persona. Non serve pretendere il contatto visivo. Un bambino può condividere l’esperienza mostrando un oggetto, avvicinandolo, aspettando una risposta o ripetendo un’azione per coinvolgere l’adulto. Sono tutti segnali di partecipazione reciproca.

Il gioco simbolico può inoltre allenare la flessibilità cognitiva. Se una bambola può mangiare prima la mela e poi la pasta, oppure se un autobus può fermarsi in due luoghi diversi, il bambino sperimenta piccoli cambiamenti dentro una cornice sicura. Gli effetti non sono automatici e non sostituiscono un intervento personalizzato, ma le attività basate sul gioco possono sostenere abilità sociali e comunicative quando vengono proposte con continuità e sensibilità.

Le linee guida dell’ISS ricordano che gli interventi rivolti a bambini e adolescenti autistici devono essere scelti e condotti da professionisti formati. Il gioco quotidiano in famiglia o a scuola è una risorsa importante, ma non va presentato come una terapia universale né come un modo per “normalizzare” il bambino.

Come accompagnare il gioco simbolico passo dopo passo

La partenza migliore non è il giocattolo più sofisticato, ma ciò che il bambino sta già guardando o facendo. Se ama far girare le ruote, posso costruire una scena attorno a un veicolo. Se cerca l’acqua, posso proporre una bambola da lavare. Seguire l’interesse non significa rinunciare a guidare l’attività: significa entrare in una porta che il bambino ha già aperto.

Osservare prima di intervenire

Per alcuni minuti è utile guardare senza interrompere. Che cosa sceglie? Ripete sempre la stessa sequenza? Accetta la presenza dell’adulto? Cerca aiuto o allontana il materiale? Questa osservazione permette di stabilire un obiettivo realistico, come condividere due turni, imitare un’azione o tollerare una piccola modifica.

Imitare e aggiungere una sola idea

All’inizio conviene imitare l’azione del bambino invece di sostituirla. Se allinea tre automobili, posso allinearne una accanto e poi farla partire lentamente. Se apre e chiude una porta, posso fare lo stesso e aggiungere un pupazzo che entra. Una sola novità alla volta riduce il carico e rende più facile capire la relazione tra l’azione dell’adulto e quella del bambino.

Creare pause che invitino alla partecipazione

Una pausa breve può essere più efficace di molte domande. Posso fermare il trenino, guardare il bambino e aspettare un gesto, un suono, una parola o un movimento che indichi “ancora”. Anche accettare un semplice allungamento della mano significa dare valore alla comunicazione intenzionale, senza richiedere una risposta verbale perfetta.

Rendere visibile la sequenza

Quando l’attività è nuova, tre o quattro immagini oppure oggetti disposti in ordine possono aiutare. Per esempio: prendere la bambola, darle da mangiare, pulirle la bocca, metterla a letto. La sequenza visiva non limita la fantasia. Al contrario, può offrire una base sicura da cui introdurre in seguito piccole variazioni.

Se il bambino fa soprattutto questo Si può proporre Obiettivo realistico
Ripete un’azione con un oggetto Imitare l’azione e aggiungere un personaggio Condividere l’attività
Usa gli oggetti solo nel modo abituale Mostrare un uso alternativo molto semplice Accettare una nuova possibilità
Rifiuta le variazioni Mantenere la sequenza preferita e cambiare un solo dettaglio Aumentare gradualmente la flessibilità
Comunica poco durante il gioco Creare pause, scelte tra due oggetti e richieste funzionali Favorire iniziative comunicative

Attività concrete da provare a casa e a scuola

Le attività più utili sono spesso quelle legate alla vita quotidiana. Non richiedono set costosi e possono essere adattate al livello di sviluppo, alle preferenze sensoriali e alla modalità comunicativa del bambino. Io partirei da scenari brevi e familiari, lasciando spazio anche all’uso personale degli oggetti.

La merenda del peluche

Servono una tazza, un piatto, un cucchiaino e un pupazzo. L’adulto può modellare una sequenza semplice: versare, offrire, aspettare, ringraziare. Le parole possono essere ridotte a pochi elementi funzionali come “ancora”, “basta”, “caldo” e “bevi”.

Se il bambino non vuole usare il pupazzo, la stessa scena può essere rappresentata con una macchinina o con l’adulto. Il personaggio non è il punto essenziale: conta costruire una relazione tra azioni, oggetti e significati.

Il negozio e la spesa

Con confezioni vuote, una borsa e due o tre immagini si può creare un piccolo negozio. Il bambino può scegliere un prodotto, consegnarlo, pagare con un gettone e riporlo nella borsa. Questa attività sostiene scelta, turnazione e comprensione di una routine.

Non è necessario insistere sul dialogo completo “buongiorno, quanto costa, grazie”. Per alcuni bambini sarà più utile indicare l’oggetto, porgerlo o usare un simbolo sulla comunicazione aumentativa e alternativa. La comunicazione non coincide soltanto con il linguaggio orale.

Il dottore con possibilità di controllo

Un pupazzo, una benda e un cucchiaino possono diventare gli strumenti per una visita. Prima di proporla, è importante verificare che il tema non provochi ansia. Il bambino può iniziare visitando il pupazzo, poi l’adulto, e decidere in ogni momento se continuare.

Questa attività può preparare a esperienze reali, ma non va usata per obbligare il bambino a tollerare manipolazioni. Il suo valore sta nel permettere di anticipare e scegliere, non nel simulare una visita contro la sua volontà.

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Il viaggio del trenino

Il trenino può partire, fermarsi, incontrare un ostacolo e arrivare a destinazione. Una storia minima, ripetuta più volte, aiuta a comprendere inizio, cambiamento e conclusione. In un secondo momento si può sostituire una stazione o introdurre un passeggero, sempre osservando la reazione del bambino.

Se il movimento delle ruote è l’interesse principale, non serve interromperlo bruscamente. Posso usare proprio quel movimento come base per una scena più ampia, trasformando gradualmente l’esplorazione in un’esperienza condivisa.

Cosa evitare per non trasformare il gioco in una prova

L’errore più comune è correggere ogni azione. “No, la bambola non si mette così”, “devi farla mangiare”, “adesso tocca a me” possono far percepire il gioco come un compito. Se l’adulto controlla troppo, il bambino può ritirarsi o ripetere la scena solo per ottenere approvazione.

Un altro errore consiste nel confondere il gioco simbolico con una prestazione obbligatoria. Non tutti i bambini devono giocare con bambole, cucine o pupazzi. Un bambino può preferire mappe, costruzioni, animali, oggetti luminosi o storie sonore e sviluppare la rappresentazione proprio a partire da questi interessi.

Eviteri anche di usare il contatto visivo come misura del coinvolgimento. Guardare l’oggetto, orientare il corpo, sorridere, vocalizzare, avvicinarsi o ripetere l’azione dell’altro possono indicare partecipazione. La qualità dello scambio conta più della forma esterna.

Quando il gioco diventa fonte costante di frustrazione, è meglio semplificare. Si può ridurre il numero di oggetti, tornare a una sequenza già conosciuta, offrire una pausa o usare supporti visivi. Se il bambino non mostra alcun interesse per la condivisione, perde competenze già acquisite o vive le attività ludiche con forte disagio, conviene confrontarsi con il neuropsichiatra infantile, il logopedista, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva o un altro professionista del team.

Il supporto specialistico è particolarmente utile quando si desidera collegare il gioco a obiettivi precisi, come comunicazione aumentativa, imitazione, turnazione o preparazione a una routine. Il professionista può aiutare a distinguere una difficoltà nella competenza simbolica da una difficoltà sensoriale, linguistica, motoria o legata all’ansia.

Il criterio più utile per capire se il gioco sta crescendo

Non misurerei il progresso contando quante volte il bambino usa correttamente una bambola. Guarderei piuttosto se aumenta la sua possibilità di condividere, scegliere, modificare e comunicare durante l’attività. Anche un piccolo cambiamento, come accettare un nuovo personaggio o aspettare il turno dell’adulto, può avere grande valore.

Il gioco simbolico non deve diventare una gara né un test sull’immaginazione. È uno spazio in cui il bambino può incontrare l’altro partendo da ciò che già conosce, con tempi rispettosi e obiettivi concreti. Quando l’adulto protegge il piacere del gioco e aggiunge con delicatezza nuove possibilità, la finzione può diventare un ponte autentico verso la relazione.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

No. Può comparire più tardi, essere meno spontaneo o assumere forme personali. Alcuni bambini preferiscono esplorare gli oggetti o ripetere sequenze conosciute, ma questo non indica automaticamente una mancanza di immaginazione.

È utile partire dal suo interesse, imitarne l’azione e aggiungere una sola idea alla volta. Per esempio, accanto a tre automobili allineate si può allinearne una e poi farla partire lentamente, con l’obiettivo iniziale di condividere l’attività.

Si possono organizzare scenari brevi e familiari, come la merenda del peluche, il negozio, il dottore con un pupazzo o il viaggio del trenino. Bastano oggetti comuni e, quando serve, una sequenza visiva di tre o quattro passaggi.

Conviene mantenere la sequenza preferita e modificare un solo dettaglio per volta, come sostituire una stazione o cambiare l’ordine di due cibi. Se il disagio aumenta, si può semplificare, ridurre gli oggetti, tornare a una sequenza conosciuta o offrire una pausa.

È consigliabile confrontarsi con il neuropsichiatra infantile, il logopedista, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva o un altro professionista del team quando il gioco provoca forte disagio, si perdono competenze acquisite o si vogliono collegare le attività a obiettivi specifici.

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Tag:

gioco simbolico autismo comunicazione aumentativa attenzione condivisa flessibilità cognitiva

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Felicia Silvestri

Felicia Silvestri

Mi chiamo Felicia Silvestri e ho quattro anni di esperienza nel campo della crescita e dell'educazione dei bambini. La mia passione per questo argomento è nata dal desiderio di comprendere meglio il mondo dei più piccoli e di supportarli nel loro sviluppo. Mi piace scrivere di temi che spaziano dalla psicologia infantile alle tecniche educative, cercando sempre di semplificare concetti complessi per renderli accessibili a tutti. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili, accurate e aggiornate, confrontando fonti e seguendo le ultime tendenze nel settore. Il mio obiettivo è aiutare i lettori a comprendere meglio le sfide quotidiane legate all'educazione dei bambini, offrendo spunti pratici e riflessioni che possano facilitare la vita di genitori e educatori.

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