Funzioni esecutive nei BES - Esercizi utili per casa e scuola

Schema delle funzioni esecutive: pianificazione, attenzione, memoria di lavoro, inibizione e flessibilità cognitiva. Esercizi per potenziarle.

Scritto da

Teresa De rosa

Pubblicato il

5 apr 2026

Indice

Allenare le funzioni esecutive significa aiutare un bambino a tenere un obiettivo in mente, seguire i passaggi giusti, frenare l’impulso e correggere la rotta quando qualcosa cambia. Nei bisogni speciali questo lavoro è ancora più importante, perché spesso la difficoltà non sta nella comprensione in sé, ma nel carico mentale richiesto per arrivare fino in fondo a un compito. Qui trovi esercizi concreti, criteri pratici per adattarli e indicazioni utili per casa e scuola.

Le idee utili da portare subito a casa

  • Gli esercizi efficaci per le funzioni esecutive sono brevi, ripetibili e legati a un obiettivo chiaro.
  • Con ADHD, DSA o altri bisogni speciali conta più la struttura del compito che la sua difficoltà apparente.
  • Meglio poche regole alla volta, tempi contenuti e un rinforzo immediato.
  • I giochi di turno, i cambi di regola e le piccole routine quotidiane allenano memoria di lavoro, inibizione e flessibilità.
  • Il miglior segnale di progresso non è la perfezione, ma una maggiore autonomia nel cominciare e portare a termine il compito.

Cosa alleni davvero quando lavori sulle funzioni esecutive

Quando costruisco un percorso di potenziamento, parto sempre da un punto semplice: le funzioni esecutive non sono una singola abilità, ma un insieme di processi che tengono insieme il comportamento orientato a un obiettivo. In pratica, servono per ricordare le istruzioni, fermarsi al momento giusto, cambiare strategia e non perdersi nei passaggi intermedi.

Le tre aree più importanti sono memoria di lavoro, cioè la capacità di trattenere e usare le informazioni mentre si agisce, inibizione, cioè il controllo dell’impulso automatico, e flessibilità cognitiva, cioè il passaggio da una regola all’altra senza andare in blocco. A queste si aggiungono pianificazione, organizzazione e monitoraggio, che nella vita quotidiana fanno una differenza enorme: preparare lo zaino, iniziare i compiti, seguire una ricetta, aspettare il proprio turno, correggere un errore.

La guida del Developing Child di Harvard insiste su un punto che condivido molto: le attività vanno scelte in modo coerente con l’età e con il livello di sviluppo, perché non esiste un esercizio valido per tutti allo stesso modo. Da qui nasce l’idea giusta: non cercare il gioco più “intelligente”, ma quello che allena davvero una funzione precisa senza sovraccaricare il bambino. Da questa base diventa più facile capire perché, nei bisogni speciali, il contesto pesa almeno quanto l’esercizio in sé.

Perché nei bisogni speciali il contesto conta più della difficoltà

Nei bambini con bisogni speciali la domanda non è quasi mai “ce la fa o non ce la fa”, ma “quanta energia cognitiva gli chiedo per farcela”. Se una consegna è lunga, poco visibile, piena di passaggi o cambia all’improvviso, il bambino deve spendere risorse per decifrarla prima ancora di eseguirla. È qui che molti esercizi falliscono: non perché siano sbagliati, ma perché sono troppo opachi.

Per questo preferisco sessioni brevi, molto leggibili, con un obiettivo unico. In genere mi muovo così:

Età o fase Durata indicativa Come strutturare l’attività Obiettivo realistico
3-5 anni 5-8 minuti Una sola regola, modello visivo, gioco molto concreto Capire la consegna e restare agganciato al compito
6-8 anni 8-12 minuti Due passaggi al massimo, feedback immediato, ripetizione Tenere a mente la sequenza e inibire la risposta impulsiva
9-12 anni 12-15 minuti Piccolo cambio di regola, autoverifica finale Passare da una strategia all’altra senza perdere il filo
13 anni e oltre 15-20 minuti Compito più vicino alla vita reale, riflessione sulla strategia Pianificare, correggere e valutare il risultato

Il punto non è alzare la soglia di difficoltà il più in fretta possibile. Il punto è costruire un’esperienza in cui il bambino sente di riuscire, capisce cosa sta facendo e può riprovare senza sentirsi giudicato. Il Child Mind Institute suggerisce proprio di spezzare i compiti, usare checklist e routine, perché così si riduce il senso di sovraccarico. Con questa logica si scelgono anche meglio gli esercizi, che devono essere pratici prima ancora che “educativi”.

Bambini con le braccia alzate, impegnati in attività che stimolano le funzioni esecutive. Esercizi ludici per allenare mente e corpo.

Gli esercizi più utili da fare a casa e a scuola

Quando cerco attività davvero spendibili, punto su quelle che hanno tre caratteristiche: una regola chiara, un piccolo margine di sfida e la possibilità di essere ripetute in contesti diversi. Sotto trovi una selezione concreta, pensata proprio per l’uso quotidiano.

Esercizio Funzione principale Come si fa Perché funziona nei BES
Semaforo stop-go Inibizione e attenzione Il bambino si muove quando sente “via” e si ferma quando sente “stop” o vede un colore preciso È immediato, motorio e facile da adattare con gesti, carte o segnali visivi
Sequenza di 3 consegne Memoria di lavoro “Prendi il quaderno, apri alla pagina 10, sottolinea il titolo” Allena il mantenimento delle istruzioni senza richiedere lettura lunga o scrittura complessa
Cambio di regola Flessibilità cognitiva Si classificano oggetti per colore, poi per forma, poi per grandezza Mostra in modo visibile che la regola può cambiare e va aggiornata
Memory con immagini Memoria di lavoro e attenzione Si cercano coppie di carte, aumentando gradualmente il numero di elementi Funziona bene perché il compito è breve, chiaro e rinforzante
Lista della spesa parlata Pianificazione e memoria di lavoro Si nomina una piccola lista di oggetti da ricordare e recuperare in ordine Collega l’allenamento a una situazione reale e concreta
Ricetta in 4 passaggi Pianificazione e sequenziamento Si prepara uno spuntino seguendo istruzioni semplici, con supporto visivo se serve Trasforma l’allenamento in un gesto utile e motivante
Percorso motorio con vincoli Inibizione, memoria e controllo Salta, gira, passa sotto un ostacolo, ma solo quando compare un segnale preciso Unisce movimento e regole, utile per bambini che apprendono meglio facendo

Io consiglio di partire da una versione molto facile e di aggiungere una sola variante alla volta. Se il bambino riesce bene tre volte su quattro, si può alzare il livello; se invece sbaglia spesso o si irrita, il compito è ancora troppo carico. Le attività funzionano davvero quando il bambino percepisce il meccanismo, non quando si sente messo alla prova. Da qui si capisce perché per alcuni profili serve un adattamento più mirato.

Come adattarli davvero per ADHD, DSA e autismo

Con i bisogni speciali io non penso in termini di “esercizio giusto” o “sbagliato”, ma di accessibilità cognitiva. La stessa attività può funzionare bene con un bambino e fallire con un altro solo perché cambia il modo in cui la consegna viene percepita, filtrata e mantenuta in mente.

  • Con ADHD, riduco il testo verbale, uso timer visibili, inserisco movimento e do un riscontro immediato. Il compito deve essere breve e molto leggibile, altrimenti l’energia si disperde prima dell’obiettivo.
  • Con DSA, tolgo il peso inutile di lettura e scrittura. Posso usare immagini, oggetti, istruzioni orali e risposte a scelta, così il lavoro sulle funzioni esecutive non viene confuso con la fatica di decodifica.
  • Con autismo, rendo prevedibile la sequenza: inizio, svolgimento, fine. Le regole devono essere esplicite, stabili e mostrate anche con supporti visivi, perché le regole implicite creano subito attrito.
  • Con fragilità emotiva o bassa tolleranza all’errore, abbasso il tono competitivo. Meglio attività cooperative, successo rapido e feedback descrittivo: “Hai aspettato bene”, non “hai fatto tutto perfetto”.
  • Se ci sono difficoltà linguistiche, semplifico i comandi e separo le informazioni. Una consegna alla volta è molto più utile di un discorso lungo, anche se sembra meno “ricco”.

Il principio è semplice: togliere rumore cognitivo per lasciare spazio alla funzione che si vuole allenare. Se il bambino si blocca, quasi sempre non serve aumentare la difficoltà, ma rendere il compito più chiaro, più prevedibile o più breve. A questo punto conviene guardare anche gli errori più comuni, perché spesso sono quelli che fanno perdere tempo senza che ce ne si accorga.

Gli errori che fanno perdere tempo e motivazione

Il problema più frequente che vedo è questo: si confonde il potenziamento con l’affaticamento. Un’attività può sembrare educativa e, nello stesso tempo, essere troppo lunga, troppo verbosa o troppo punitiva. In quel caso il bambino non allena meglio le funzioni esecutive, ma impara solo a evitare il compito.

  • Troppe regole insieme. Se aggiungi tre vincoli nello stesso momento, il bambino non sa più cosa controllare.
  • Durata eccessiva. Dopo pochi minuti l’attenzione cala e il compito perde qualità. Meglio 8 minuti buoni che 25 minuti stanchi.
  • Feedback solo sugli errori. Se correggi soltanto ciò che non va, aumenti la difesa e riduci la disponibilità a riprovare.
  • Attività troppo astratte. Se il bambino non vede il senso pratico, la motivazione crolla molto prima della difficoltà reale.
  • Competizione continua. Per alcuni bambini il confronto spinge, per altri blocca. Nei bisogni speciali spesso conviene usare sfide brevi e cooperative.
  • Mancanza di trasferimento alla vita quotidiana. Un gioco ben fatto serve molto di più se poi viene richiamato quando si prepara lo zaino, si apparecchia o si fanno i compiti.

Per capire se stai andando nella direzione giusta, osserva segnali piccoli ma concreti: il bambino inizia più in fretta, chiede meno aiuto per i passaggi semplici, tollera meglio un cambio di regola, si ferma meno spesso per frustrazione. Sono questi i progressi che contano davvero, non la perfezione dell’esecuzione. Quando questi segnali non arrivano, ha senso chiedersi se serve un supporto più strutturato.

Quando il lavoro quotidiano non basta e serve un supporto più strutturato

Ci sono situazioni in cui gli esercizi restano utili, ma non sono sufficienti da soli. Se dopo alcune settimane di lavoro breve, regolare e ben adattato il bambino continua a bloccarsi in più contesti, fatica a seguire istruzioni semplici o vive ogni passaggio come un piccolo ostacolo, io considero opportuno un approfondimento specialistico. Non è un passo “in più” rispetto al lavoro educativo: è il modo corretto per capire cosa sta davvero succedendo.

In pratica, è utile chiedere una valutazione quando le difficoltà compaiono a casa e a scuola, interferiscono con autonomia, relazioni o apprendimento, oppure sembrano sproporzionate rispetto all’età. In quei casi il percorso può coinvolgere neuropsichiatria infantile, psicologia dell’età evolutiva, logopedia o altri professionisti, in base al profilo del bambino. Il lavoro quotidiano non si interrompe: si integra con indicazioni più precise, così gli esercizi diventano più efficaci e meno casuali.

Se vuoi partire in modo realistico, scegli un solo gioco, tienilo sotto i 10 minuti, usa una regola chiara e chiudi sempre con un rinforzo concreto. È questa la versione che, nella pratica, fa la differenza tra un’attività che stanca e un esercizio che costruisce davvero competenze utili nella vita di tutti i giorni.

Domande frequenti

Sono un insieme di processi cognitivi che ci permettono di pianificare, organizzare, mantenere l'attenzione, controllare gli impulsi e cambiare strategia. Essenziali per raggiungere obiettivi e adattarsi a nuove situazioni.

Nei BES, le difficoltà non sono sempre di comprensione, ma di gestione del carico cognitivo. Allenare le funzioni esecutive aiuta a ridurre lo sforzo mentale, rendendo i compiti più accessibili e favorendo l'autonomia.

Evita troppe regole, durate eccessive, feedback solo sugli errori, attività troppo astratte o competitive. Punta su chiarezza, brevità, rinforzo positivo e connessione con la vita reale per mantenere alta la motivazione.

Per ADHD, riduci il verbale e usa timer. Per DSA, elimina la lettura/scrittura. Per autismo, rendi le sequenze prevedibili e visive. L'obiettivo è ridurre il "rumore cognitivo" per focalizzarsi sulla funzione da allenare.

Se le difficoltà persistono a casa e a scuola, interferiscono con autonomia e apprendimento, o sembrano sproporzionate all'età, una valutazione specialistica (neuropsichiatra, psicologo) può offrire indicazioni più mirate.

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Teresa De rosa

Teresa De rosa

Sono Teresa De Rosa, un'autrice con anni di esperienza nella scrittura e nell'analisi di temi legati alla crescita, all'educazione e alla vita dei bambini. Ho dedicato gran parte della mia carriera a esplorare le dinamiche dell'apprendimento infantile e le migliori pratiche educative, con un focus particolare su come supportare i genitori nel loro ruolo fondamentale. La mia specializzazione mi consente di affrontare argomenti complessi con un linguaggio accessibile, rendendo le informazioni utili e comprensibili per tutti. La mia missione è fornire contenuti accurati e aggiornati, sempre basati su ricerche solide e fonti affidabili. Credo fermamente nell'importanza di una comunicazione trasparente e obiettiva, per aiutare le famiglie a prendere decisioni informate e consapevoli riguardo alla crescita dei propri figli. Con ogni articolo, mi impegno a condividere conoscenze pratiche e risorse preziose, affinché ogni lettore possa sentirsi supportato nel proprio percorso educativo.

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